Le Microplastiche nell’acqua del rubinetto

La presenza di microplastiche nell’acqua del rubinetto, riscontrata in seguito a una ricerca condotta da Orb Media, ha suscitato allarmismi e ansie in tutto il mondo: lo studio, infatti, pare dimostrare che l’estensione della contaminazione è globale, ma ciò che più desta preoccupazione è che al momento sono ancora ignoti i possibili risvolti dal punto di vista della salute.

Le fibre di plastica nell’acqua

Anche il nostro Paese è interessato dal problema: ciò vuol dire che anche l’acqua che proviene dal rubinetto della nostra cucina, e che magari utilizziamo per cucinare minestroni o per preparare la pappa dei nostri bambini, è contaminata da fibre di plastica di dimensioni microscopiche.

L’indagine che ha permesso di giungere a questa conclusione è stata avviata da un’organizzazione non profit degli Stati Uniti – la Orb Media, appunto – che ha deciso di condividerne gli esiti con il Guardian, autorevole testata giornalistica britannica.

L’attenzione degli studiosi si è concentrata sull’ingestione di microparticelle nel nostro organismo attraverso l’acqua potabile che beviamo tutti i giorni.

“Invisibles: The Plastic Inside Us”

Il dossier che è stato preparato ha un titolo non proprio rassicurante: chiamato “Invisibles: The Plastic Inside Us”, costituisce la prima ricerca di estensione mondiale relativa all’inquinamento con microplastiche dell’acqua potabile.

Campioni di acquaIn tutto sono stati presi in esame poco meno di 160 campioni di acqua potabile da 0.5 litri di 14 Paesi di tutto il mondo: l’Italia, come si è detto, ma anche l’Ecuador, l’Uganda, Cuba, la Svizzera, la Slovacchia, il Libano, l’Irlanda, l’Indonesia, l’India, la Germania, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito.

Il Paese in cui è stato individuato il livello di contaminazione più alto è quello statunitense, con l’acqua che è stata campionata al Campidoglio a Washington, negli edifici della United States Capitol, che ha fatto registrare valori fino al 94%.

In pratica, sono state rintracciate fibre nell’acqua della capitale americana, ma anche in quella prelevata dalla Trump Tower di New York e in quella proveniente dalla sede dell’Epa, la Environmental Protection Agency, vale a dire l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente.

Gli Stati Uniti, dunque, salgono sul primo gradino di un podio ben poco onorevole, seguiti dal Libano e dall’India.

La situazione in Europa

In Europa la situazione è più confortante, ma non di molto: nei Paesi in cui è stato rilevato il tasso di contaminazione più modesto – e cioè la Francia, la Germania e il Regno Unito – la presenza di microplastiche è stata rintracciata comunque in più di 7 casi su 10.

Negli Usa il numero medio di fibre rilevato è stato di 4.8 unità ogni 0.5 litri, mentre in Europa ci si ferma a 1.9.

Il problema è che allo stato attuale i sistemi di trattamento dell’acqua che vengono utilizzati non riescono a filtrare le microplastiche, e l’acqua minerale in bottiglia non è certo un’alternativa efficace.

Gli effetti sulla salute

Il problema più rilevante è che ancora non si conoscono gli effetti delle microplastiche sulla salute umana: insomma, quel che è certo è che i nostri ecosistemi stanno soffocando per colpa della plastica, ma le conseguenze saranno scoperte quando ormai sarà tardi per porvi rimedio.bere acqua trattata con osmosi inversa

Ecco perché ci sarà bisogno di ulteriori ricerche, non solo per verificare e confermare i risultati che sono stati ottenuti, ma anche per capire quali possono essere le fonti di contaminazione e, soprattutto, per individuare l’impatto sul nostro benessere.

Insomma, è una corsa contro il tempo, anche se studi di questo genere richiedono anni e anni di indagini.

L’invasione della plastica

La plastica ha invaso le nostre acque perché non esiste praticamente alcun settore industriale in cui non si faccia ricorso ai materiali plastici polimerici, che sono apprezzati sia per la funzionalità che garantiscono che per il basso costo che li caratterizza.

Tra le fonti di microplastiche che hanno la capacità di contaminare l’acqua potabile e, più in generale, l’ambiente che ci circonda non ci sono solo le plastiche che vengono abbandonate e non gettate tra i rifiuti, ma anche i tessuti sintetici dei vestiti che indossiamo tutti i giorni e perfino i lavaggi in lavatrice.

I numeri sono impietosi, e rivelano che nel corso dell’ultimo mezzo secolo l’utilizzo della plastica è cresciuto di 20 volte; in più, nei prossimi 20 anni è previsto un ulteriore aumento del fenomeno.

Eppure le plastiche sono onnipresenti: come si rimedia?

Come eliminare le microplastiche nell’acqua del rubinetto

Depuratore osmosi inversaA questo punto, è lecito chiedersi se esista un rimedio per questo inconveniente o se ci si debba rassegnare a conviverci.

Niente paura, la soluzione al problema è facile da individuare, ed è rappresentata da un depuratore a osmosi inversa: questo dispositivo, grazie ai filtri a carboni attivi e alla membrana a osmosi inversa di cui è dotata, permette di rimuovere dall’acqua che esce dal rubinetto le microplastiche così come tutti gli altri agenti potenzialmente inquinanti o contaminanti.

Una volta installato il depuratore, quindi, si potrà bere l’acqua del rubinetto senza preoccupazioni, avendo la consapevolezza di usufruire di un’acqua pura, limpida e senza rischi.

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